Lettera ai miei studenti
Care studentesse, cari studenti che ogni mattina attraversate i corridoi dell’Istituto "Agostino Bassi" di Lodi, e voi tutti, ragazzi che affollate le aule d’Italia: vi scrivo senza filtri, con il cuore in mano e la pelle d'oca, perché ci sono momenti in cui il linguaggio felpato della burocrazia è un insulto all'intelligenza e alla dignità umana.
Insegno al Bassi perché questa scuola è carne e sangue. Insegno tra questi banchi perché non ho mai cercato un cattedra da cui impartire ordini, ma uno sguardo pulito in cui leggere il futuro. Insegno qui perché la scuola non è un lavoro, è un atto d'amore viscerale, una trincea di libertà, la scelta romantica e ostinata di scommettere su di voi ogni singolo giorno. Ma oggi la mia voce non può restare chiusa tra le mura della nostra scuola a Lodi: deve correre lungo tutti i corridoi d'Italia, entrare in ogni classe, parlare a ciascuno di voi.
Ciò che è accaduto al Liceo Amaldi di Novi Ligure mi brucia dentro come una ferita aperta. La notizia dell'arrivo degli ispettori ministeriali, inviati per 'verificare' l'iniziativa di ragazzi e docenti che hanno steso dei sudari in memoria delle vittime civili palestinesi e invitato alla riflessione, è qualcosa che mi fa rabbrividire. È una decisione cruda, spietata, che manda un messaggio d'una gravità inaudita: che l'empatia sia una colpa, che il dolore per la morte di migliaia di innocenti debba essere censurato, burocratizzato, disciplinato.
Vi chiedo e mi chiedo: che cos'è diventata la scuola se la pietà verso i morti viene scambiata per propaganda? Da quando in qua commuoversi di fronte alle macerie, al sangue e ai corpi straziati di altri esseri umani è considerato un reato d'opinione o una violazione del regolamento?
La scuola pubblica non è un acquario asettico. Non è un edificio cieco e sordo, programmato solo per sfornare nozioni e cittadini ubbidienti, muti di fronte al massacro della storia. La scuola sancita dalla nostra Costituzione è un luogo di passione, di coscienza, di sdegno. Se vi insegnassi la mia materia chiedendovi di chiudere gli occhi fuori dalla finestra, se vi dicessi di spegnere il cuore per paura di una sanzione, non sarei un educatore: sarei un complice. Sarei un codardo.
Esiste un confine netto, feroce e bellissimo tra la propaganda di parte e la testimonianza etica. La politica di fazione cerca voti; la pietà umana difende la vita. Confondere il grido di dolore per le tragedie del nostro tempo con un'infrazione da reprimere significa svuotare le aule della loro anima e trasformarle in stanze fredde, prive di vita.
Agli studenti e ai docenti del Liceo Amaldi di Novi Ligure va tutta la mia vicinanza, fisica ed emotiva. Il loro gesto non era un atto di indottrinamento, ma una lezione di umanità pura, di quelle che non si trovano scritte su nessun manuale.
A voi, mie studentesse e miei studenti del Bassi, e a tutti i ragazzi che in Italia studiano, sognano e soffrono: non fatevi rubare la capacità di indignarvi. Non permettete a niente e a nessuno di addomesticare la vostra sensibilità, di insegnarvi la prudenza della codardia, di farvi credere che restare umani sia un errore sanzionabile. Abbiate il coraggio di tremare di rabbia per ogni ingiustizia commessa in qualsiasi parte del mondo. Piangete, gridate, fate domande scomode, mettete in discussione chi vi vuole silenziosi.
Io insegno al Bassi per vedervi camminare a testa alta. E finché avrò fiato in corpo, non permetterò a nessun ispettore, a nessuna circolare e a nessun potere di convincervi che l'impatto di una lacrima e il rispetto per la vita umana debbano chiedere il permesso per entrare in una classe.
Con il cuore libero e la testa sempre alta,
Il vostro professore, Paolo Latella
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