Il Ramen di Mezzanotte e il lettino di Freud: la vera Psicanalisi italiana
Milano, Stazione Centrale, domenica sera. Un monumento di marmo e caos, un crocevia di anime affannate tra trolley ribelli e tabelloni dei ritardi. Io e Deborah abbiamo appena accompagnato la figlia sul Freccia Rossa che la porterà verso il mare della Calabria, lasciandoci sul marciapiede con quell'improvvisa solitudine claustrofobica che solo i grandi scali ferroviari sanno regalare. Svuotati dai doveri logistici e con lo stomaco che reclamava attenzione, abbiamo deciso di non tornare subito a casa e di fermarci a cena in un ristorante giapponese fuori Milano. Ora, non so se sia stata colpa dell’ora decisamente tarda o di quell’eccellente ramen che, in un impeto di pura fame gastronomica, ho voluto addirittura fare il bis. Fatto sta che la notte si è trasformata in un deserto di insonnia, un corpo a corpo ravvisato tra il mio metabolismo e la cucina del Sol Levante. In quel brevissimo, tormentato squarcio di sonno che mi è stato concesso, la mia mente ha partorito un palcoscenic...