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4E e 4I SIA: Programmazione Lato Server, Architettura Web e Sviluppo Locale con XAMPP

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  Lezione Completa: Programmazione Lato Server, Architettura Web e Sviluppo Locale con XAMPP 1. Introduzione alla Programmazione Lato Server (Backend) Nell'architettura del Web, un'applicazione è suddivisa principalmente in due parti: Frontend (lato client) e Backend (lato server). ome funziona la programmazione lato server? Elaborazione Remota : Quando un utente richiede una pagina dinamica (ad esempio, inserendo credenziali o cercando un prodotto), la richiesta viene inviata al server. Esecuzione della Logica : Sul server è installato un interprete o motore di esecuzione (ad esempio PHP , Python , Node.js , Java ). Questo codice elabora i dati, esegue controlli di sicurezza, effettua calcoli e interagisce con il database. Generazione dell'Output : Il codice server-side produce come risultato finale un documento statico (solitamente HTML, CSS, JSON o immagini) che viene inviato al browser del client. Sicurezza e Protezione della Proprietà Intellettuale : L'utente fin...

1M e 1P CAT: Ristrutturazione di un bar

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Realizzare il progetto completo di ristrutturazione del bar (nel link ci sono più planimetrie, sceglietene una).La consegna del progetto deve contenere: Preventivo Contratto Foglio di calcolo con Iva separata 10% e 22% Relazione impianto elettrico Planimetria 2D e 3D area commerciale ristrutturata. Ecco il link:  https://it.fiverr.com/mario_designs4u/create-floor-plans-and-furniture-layouts-for-restaurants-offices-bars-etc Come e cosa fare per ristrutturare, a norma di legge, un bar. https://www.quotalo.it/guide/ristrutturazione-bar-costi-e-consigli Ricordo che ogni progetto deve contenere: - Preventivo, - foglio di calcolo con i calcoli corretti dell'Iva al 10% e 22%, - relazione impianto elettrico (anche per i primi progetti), - link 2D e link 3D del progetto.

Il Ramen di Mezzanotte e il lettino di Freud: la vera Psicanalisi italiana

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Milano, Stazione Centrale, domenica sera. Un monumento di marmo e caos, un crocevia di anime affannate tra trolley ribelli e tabelloni dei ritardi. Io e Deborah abbiamo appena accompagnato la figlia sul Freccia Rossa che la porterà verso il mare della Calabria, lasciandoci sul marciapiede con quell'improvvisa solitudine claustrofobica che solo i grandi scali ferroviari sanno regalare. Svuotati dai doveri logistici e con lo stomaco che reclamava attenzione, abbiamo deciso di non tornare subito a casa e di fermarci a cena in un ristorante giapponese fuori Milano. Ora, non so se sia stata colpa dell’ora decisamente tarda o di quell’eccellente ramen che, in un impeto di pura fame gastronomica, ho voluto addirittura fare il bis. Fatto sta che la notte si è trasformata in un deserto di insonnia, un corpo a corpo ravvisato tra il mio metabolismo e la cucina del Sol Levante. In quel brevissimo, tormentato squarcio di sonno che mi è stato concesso, la mia mente ha partorito un palcoscenic...

La Repubblica dei somari in giacca e cravatta

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Manca un solo anno al fatidico stop, dopo quarantatré anni spesi al servizio della scuola, dello Stato e, soprattutto, degli studenti. Una lunga parabola di resistenza culturale iniziata con le collaborazioni con la Presidenza dell’Istituto Superiore Piero della Francesca a San Donato Milanese e culminata con i tanti progetti portati avanti all'Istituto Bassi di Lodi, dove insegno attualmente. Eppure, a sentire le solenni dichiarazioni che rimbalzano dalle austere aule del Parlamento, noi insegnanti saremmo una massa di nostalgici passatisti, urgenti di aggiornamento, incapaci di stare al passo con i tempi. Fa sorridere. Anzi, fa proprio ridere, se non ci fosse da piangere. Quando ho iniziato a insegnare, i computer occupavano intere stanze e si masticava l’RPG e il COBOL. Da allora, senza chiedere un soldo a quel Ministero che oggi ci fa la morale, ho dovuto reinventarmi una dozzina di volte. Abbiamo attraversato il Basic, il Pascal, il Fortran, l’Assembler; siamo passati alla pro...

Quel sorriso alla Maturità che cura l'anima e batte il fango del mondo

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Ci sono giorni in cui il mestiere di presidente degli esami di maturità, e ancor prima quello di cittadino, ti mette di fronte a uno specchio così limpido da farti vergognare delle miserie che respiriamo ogni giorno fuori dalle aule scolastiche. Oggi, dentro quella stanza d’esame dove l'aria era sospesa per la solita tensione della Maturità, è entrata la Vita. Quella vera. Un ragazzo con la sindrome di Down si è seduto davanti alla commissione. Per quaranta minuti ha preso la parola e ha letteralmente ridisegnato i confini del nostro mondo.  Ha ripercorso i suoi ultimi cinque anni all’istituto agrario, ma non ha parlato solo di programmi o di nozioni: ci ha aperto le porte del suo universo. Ci ha raccontato la fatica e la gioia dell'atletica, il gusto pulito del correre, il suo spendersi nel sociale per dare una mano a chi è rimasto indietro. Ci ha parlato dei suoi compagni e delle sue compagne, con una purezza che ormai sembra bandita dai nostri salotti televisivi. Poi, è arri...

Opus Dei: L'odore dello zolfo dietro la facciata di Dio

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Se mi guardo indietro, a quel 2014 che segnò uno spartiacque nella mia vita, sento ancora l’eco fredda di quelle minacce. Quando pubblicai Il Libro Nero della Scuola Italiana, sapevo di andare a sollevare un tappeto sotto cui lo Stato e certi poteri striscianti nascondevano polvere, milioni di euro e carriere. Ma non immaginavo che la verità potesse fare così tanta paura da spingere qualcuno a scrivermi che avrei fatto meglio a tacere, se ci tenevo alla pelle. Ho denunciato i diplomifici, i mercanti di illusioni, il business protetto delle scuole private e paritarie. Mi dicevano che esageravo. Poi sono arrivate le camionette della Guardia di Finanza, i faldoni in tribunale e la consapevolezza che la scuola, in questo strano Paese, non è sempre il tempio della cultura, ma talvolta diventa una raffinata macchina da soldi e condizionamento. Eppure, c’è un livello successivo. Un piano superiore dove la gestione dell’anima si fonde con quella del potere. Ed è qui che lo sguardo del cronista...

L'eredità di Indro Montanelli: come un Caffè mi ha reso giornalista

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Milano, anni Novanta. Una città che correva forte, tra il marmo della Galleria e il profumo di un futuro che sembrava scriversi tra i corridoi della finanza. Ero appena uscito da un ufficio in via Brera, sede dell’American Express. Il colloquio era stato un successo, di quelli che ti stampano in faccia il sorriso del "posto sicuro". Ma c’era un prezzo: per entrare nel tempio del credito avrei dovuto tradire la scuola, abbandonare i registri e quella cattedra vinta con il sudore dei concorsi. La banca non ammetteva amori divisi. Passeggiavo con il dubbio che mi mordeva lo stomaco. Prima di risalire in macchina verso Lodi, mi concessi una sosta al Caffè Zucca, l’osservatorio privilegiato di chi vuole sentire il battito di Milano. Mi sedetti a un tavolino, all'angolo che bacia Piazza del Duomo, e con la naturalezza di chi porta ancora il Sud nel cuore, ordinai: «Un doppio caffè lungo e un cornetto alla marmellata». «In effetti, a guardarlo bene, è proprio a forma di piccolo ...