Quel sorriso alla Maturità che cura l'anima e batte il fango del mondo
Un ragazzo con la sindrome di Down si è seduto davanti alla commissione. Per quaranta minuti ha preso la parola e ha letteralmente ridisegnato i confini del nostro mondo.
Ha ripercorso i suoi ultimi cinque anni all’istituto agrario, ma non ha parlato solo di programmi o di nozioni: ci ha aperto le porte del suo universo. Ci ha raccontato la fatica e la gioia dell'atletica, il gusto pulito del correre, il suo spendersi nel sociale per dare una mano a chi è rimasto indietro. Ci ha parlato dei suoi compagni e delle sue compagne, con una purezza che ormai sembra bandita dai nostri salotti televisivi.
Poi, è arrivata la terra. Le api, che ha definito sue amiche; la stalla, le mucche, il miracolo antico di fare il formaggio con le proprie mani; il vigneto, il melo. In quella stanza non c’erano più i fogli protocollo o i registri. C’era un ecosistema perfetto fatto di dignità, di lavoro e, soprattutto, di inclusione.
Mentre questo miracolo civile si compiva sotto i nostri occhi, non ho potuto fare a meno di pensare, con un misto di rabbia e disprezzo, al dibattito pubblico che infanga il nostro Paese. Viviamo in un "mondo al contrario" dove una parte della politica, incapace di guardare al futuro, vaneggia ancora di classi differenziali, strizzando l’occhio a un passato barbaro. Viviamo i giorni cupi di giovani smarriti che inneggiano alla cultura neofascista, che si divertono a catalogare gli insegnanti in base alle loro idee, calpestando i valori democratici e l’antifascismo che sono le fondamenta della nostra Costituzione.
Questo ragazzo, oggi, è stato la risposta più poderosa, nobile e fiera a tutta questa spazzatura ideologica. È stato la vittoria schiacciante della scuola laica, pubblica e statale. La scuola che non esclude, la scuola che accoglie e trasforma la fragilità in un capolavoro.
Al termine del suo colloquio, con una spontaneità che ha fatto crollare ogni barriera burocratica, ha abbracciato l’intera commissione. Poi è venuto da me. Mi ha stretto la mano, forte. Mi ha guardato dritto negli occhi, mi ha regalato un sorriso immenso e mi ha detto: “Grazie”.
In quel preciso istante, confesso che la corazza del prof e del giornalista si è frantumata. Mi sono commosso fino alle lacrime. Dietro quel sorriso ho rivisto me stesso, bambino, durante le estati passate a Palizzi Marina in Calabria. Ho rivisto le mie radici e, soprattutto, ho rivisto mia zia Francesca e mio zio Diego. Erano persone fragili, erano rimasti due bambini per tutta la vita.
Chi ha avuto la grazia e il calvario di vivere la disabilità all'interno della propria famiglia sa perfettamente di cosa parlo. Conosce il peso invisibile che grava sulle spalle dei genitori. Una fatica immane, quotidiana, dominata da un terrore sordo che logora l'anima: la paura del futuro. La domanda che toglie il sonno ogni notte: “Cosa ne sarà di mio figlio quando saremo vecchi e non ci saremo più? Chi si occuperà di lui?”. I miei genitori lo hanno fatto, accudendo i miei zii anche dopo la scomparsa dei nonni, portando avanti quel testimone d'amore profondo e silenzioso.
Oggi, in quell' aula, ho incrociato gli occhi dei genitori di questo splendido ragazzo. Ho visto nei loro volti la stessa immensa fatica, ma anche lo stesso infinito amore. Ma ciò che mi ha trafitto il cuore è stata la presenza di sua sorella.
Era lì, un passo indietro. Aveva gli occhi che brillavano di una luce gigantesca, indescrivibile. Era fiera. Una fierezza assoluta per quel fratello che, nonostante le difficoltà evidenti, era rimasto seduto davanti a una commissione d’esame per quaranta minuti, parlando da uomo libero e maturo. In quegli occhi ho visto la risposta al dramma del "dopo di noi": ho visto il futuro, ho visto la continuità dell'amore che non lascerà mai indietro nessuno.
Chiamatele, se volete, emozioni. Ma queste sono le uniche verità per cui vale ancora la pena battersi e scrivere. Emozioni vere che, come diciamo noi in Calabria, ti ricriano u cori e l'anima. E che, per un giorno, ripuliscono il mondo.
Paolo Latella
#scuolastatale
#esamedimaturità
#disabilità
#integrazione
#vogliadivivere
#amare
#condividere
#paololatella

Commenti
Posta un commento